Chiesa - Parmachiostro

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Visita alla
CHIESA DI S. ULDARICO
in PARMA




A PARMA
dove c'era
il teatro romano ...


ora c'è la
Chiesa di
S. ULDARICO


Il piazzale
La facciata
Il complesso


Dal sec. VIII
al 1970









S. ULDARICO


Titolare e Patrono.
Come mai?











IN CHIESA


l'"ovale" del
Bresciani


LE CAPPELLE


opere di
Lionello Spada

Antonio Bresciani




La "Natività"
E' del Parmigianino?





I Santi delle
Suore Benedettine

LA CUPOLA ...


Ovale e Pennacchi
opera di
Pietro Rubini





ORGANO

Opera di Poncini N. G.


CORO LIGNEO



Opera di Giacomo Baruffi






VEN. MARGHERITA
CRISTALLI



Note di storia






















QUADRI DEL CORO

S. Pietro
Scuola del Ribera


Ester e Assuero

Clemente Ruta

Madonna, Santi
e S. Uldarico
Girolamo Donnini


Giuditta e Oloferne
Clemente Ruta

S. Antonio da Padova
Anonimo emiliano


VERSO L'USCITA ...


Via Crucis
Emilio Trombara

S. Rocco e gli appestati

Giovanni Tebaldi



CHIESA DI SANT'ULDARICO
PARMA

Il complesso di S. Uldarico

Chi arriva da Via Farini nel Piazzale di S. Uldarico. si trova davanti un gioiellino di piazza in cui, "casa di Dio tra le case degli uomini", troneggia la Chiesa con la bella facciata. opera dell'Architetto  Gaetano Guidetti, che, nel 1763, ristrutturò anche l'interno.
I lati nord, est e sud della piazza, comprendenti canonica, complesso parrocchiale accanto alla chiesa, e case di Borgo Felino, facevano parte del Monastero delle Monache Benedettine presenti a Parma dal secolo VIII.
Esse, oltre al Monastero, che si estendeva fino all'attuale P.le Santafiora, a Borgo Giacomo e alla parte di Borgo Felino che arriva alla chiesa, "curavano"  la Parrocchia che comprendeva anche le case fino all'attuale Via Montebello,  avevano locali per ospitare i "pellegrini" e gestivano dei mulini per fornire la farina alla città di Parma.
Realtà che cessarono di esistere nel 1810 quando Napoleone chiuse il Monastero e mandò via le Suore, lasciando alla Parrocchia solo la chiesa e l'attuale locale adibito a canonica. Tutto il resto lo "incamerò" nei beni dello Stato, destinando i locali del Monastero a caserma e vendendo ai privati i mulini e le case non confinanti con l'ex-monastero.
Nel 1923, il "Ministero della Guerra" concesse alla Parrocchia l'uso del Chiostro, con ingresso interno dal campanile della chiesa.
Nel 1971, il Parroco don Alberto Baroni acquistò dallo Stato lo spezzone di stanze a ovest del Chiostro e il cortile tra la canonica e il chiostro.


Perché la chiesa è dedicata a S. Uldarico

E' tutta colpa del cattivo tempo dell'ottobre 971. Infatti, come raccontano le più belle leggende, essendo in viaggio per Ravenna, l'Ecc.mo Uldarico,Vescovo di Augusta (Ausburg - Germania), dovette utilizzare tutta la sua santa pazienza per aspettare di passare il Taro in piena, nei pressi dell'attuale Pontetaro.
Provenendo da Borgo San Donnino (Fidenza) per arrivare a Parma, dopo tre giorni di inutile attesa che il Taro fosse guadabile. Si decise a celebrare la S. Messa vicino al fiume in piena. Finita la Messa, le acque "abbassarono il loro orgoglio" e Uldarico potè proseguire per Parma dove trovò alloggio presso il Monastero delle Suore Benedettine.
Ebbene, quando giunse a Parma la notizia della morte di Uldarico, avvenuta ad "Augusta" il 4 luglio 973, Monache e parrocchiani, ricordando il prodigio del Taro, lo considerarono santo e gli dedicarono chiesa e monastero. A parte la leggenda, Uldarico fu il primo non romano a esser dichiarato santo dal Papa il 2 febbraio 992.


Entriamo in chiesa


Entrando in chiesa, se è giorno di sole, viene voglia di alzare lo sguardo … alla volta della chiesa dove campeggia un "ovale" opera di Antonio Bresciani, che rappresenta "Uldarico accolto in cielo dal Signore in mezzo ad angeli".


Le cappelle

Abbassando lo sguardo, nella prima cappella a nord, sopra al Battistero, c'è un quadro di Lionello Spada che rappresenta il "Battesimo di Gesù nel Giordano";

e nella prima cappella a sud un quadro di Antonio Bresciani rappresentante "Il martirio dei Santi Filippo e Giacomo"

Procedendo in chiesa, nella terza cappella a nord l'opera più famosa della Chiesa: si tratta della "Natività" attribuita, nel '700 a Girolamo Bedoli e poi al figlio Alessandro  e ultimamente ad un anonimo Maestro di Sant'Uldarico oppure a Michele Mazzola, zio del celebre "Parmigianino".- L'ultima ipotesi è tra le più probabili per il fatto che Michele Mazzola, dopo le sue nozze con Criseide Sforza, aveva dimora in vicinia Sant'Uldarico. - L'opera è stata esposta al The National Museum of Western Art di Tokyo dal 29 maggio al 26 agosto 2007.

Volgendo lo sguardo a sud, nella terza cappella a sud c'è "un quadro di famiglia" per le Monache benedettine di allora: si tratta di "S. Benedetto, S. Scolastica e S. Placido" di autore emiliano.

La cupola e i pennacchi

Entrando nel Santuario e volgendo lo sguardo in alto c'è un "ovale"  e 4 "pennacchi", opera di Pietro Rubini - L'ovale rappresenta "Angeli con la scritta: "Orietur stella …Num 24, 17" - I quattro pennacchi i Profeti con le scritte, ISAIA  Filius datus est … Is 9,5" - GEREMIA: "Et suscitabo David germen iustum … Ger 23,5" - AGGEO: "Et veniet desideratus …Ag 2" - ZACCARIA: "Ecce ego venio … Zc 2" - Ci sono, sono belli, ma alti e nell'oscurità. E' una originale preparazione al Natale fatta dagli Angeli e dai Profeti, che si completa con il quadro della "Natività"


L'organo e le cantorie


Belle, ai lati del Santuario le due "cantorie": in quella a Nord c'è un organo - non funzionante - del '700 - costruito da Poncini Negri Giuseppe


Il magnifico coro ligneo

Anche il coro è tutto da vedere: è opera dell'artista Giacomo Baruffi, costruito per incarico della Abbadessa Carissimi (di cui ci sono le iniziali dappertutto) dal 4 aprile 1505 al 5 novembre 1507. Quando è stato costruito era nell'attuale sagrestia. E' stato spostato nell'attuale posizione nel 1901 nei grossi lavori di ristrutturazione dell'interno della chiesa. Fino al 1899, infatti la "chiesa dei fedeli" terminava con un muro dove si trova l'altare maggiore, e, appena di là, c'era la chiesa delle Monache con il suddetto coro. Mons. Bernardi, Parroco, abbattè il muro dietro all'altare, tagliò la chiesa delle monache con un muro e ottenne l'attuale coro e l'attuale sagrestia.


La venerabile Margherita Cristalli da Curatico

Oltre al coro ligneo, sono interessanti tante altre cose: partendo da sinistra si trova a circo un metro da terra una cassetta con le ossa della Ven. Margherita Cristalli da Curatico, suora benedettina, morta in concetto di santità e che si è fermata al titolo di "venerabile". Era notissima a Parma perché "si potevano ottenere grazie dal Signore per sua intercessione". Nata intorno al 1498, sin da bambina era abituata a vedere e a parlare con Gesù che le appariva, e questo succedeva anche quando portava al pascolo le pecore, con guai per il papà di Margherita: esse infatti, come vuole la leggenda, invece di brucare l'erba guardavano quel Gesù che parlava con Margherita con la conseguenza che non facevano né latte né lana. Motivo per il quale, il papà studiò e attuò la soluzione del problema: portò la ragazza dalle Monache dicendo: prendete questa mia figlia e facciamo un affare in due. Voi perché, essendo donne di preghiera, avrete in mia figlia una ragazza che prega e io, non avendo più a lei a distrarre le pecore otterrò più latte e più lana.
Giunta alla giusta età emise i voti e divenne Suora "conversa" (serva) e diventò santa nonostante i dispetti e gli imbrogli del demonio. Santità la cui notizia uscì dal convento, cosicché si rivolgevano a lei, da viva, per avere grazie dal Signore. La cosa divenne ancor più diffusa dopo la sua morte (avvenuta il 29 dicembre 1529). Infatti, avendole fatto una "arca" (tomba) esterna, andavano a grattare la calce del suo sepolcro come mezzo per ottenere grazie dal Signore. La cosa durò fino a quando guastarono il sepolcro e il Vescovo Mons. Nembrini, d'accordo con l'Abbadessa, nel 1675, raccolse le ossa e le mise dove si trovano ora nel coro. Un certo P. Odoardo Mancini, nel 1680 circa, descrive vita e prodigi della venerabile, raccogliendo le "grazie" testificate da un notaio.
Oggi, si possono ottener "grazie"? Probabilmente sì, o almeno così dicono quelli che ci hanno provato. Diciamo così per precisare che non è "la venerabile Suor Margherita" a ottenere grazie e aiuti dal Signore, è la sua grande fede da noi imitata che apre la bontà del Signore.


I quadri alle pareti del coro

Sopra all'urna della venerabile, c'è un bellissimo quadro della Scuola del Ribera, S. Pietro Apostolo penitente.


Appena a destra un grande quadro, opera di Clemente Ruta, raffigurante "Ester e Assuero"


A est del coro, al centro, la pala con il quadro dipinto da Girolamo Donnini, raffigurante la Madonna, San Giuseppe, S. Rocco e S. Uldarico.


Nel lato sud del coro, grande quadro di Clemente Ruta "Giuditta e Oloferne"


E, spostato a destra il bellissimo "S. Antonio da Padova" (già attribuito al Borghesi) dipinto da autore emiliano nel 1620.


La Via Crucis e, all'uscita, il saluto di S. Rocco

Nell'uscita, si possono ammirare le 14 terrecotte della "Via Crucis" di Emilio Trombara (1875-1934) e,  

sopra alla porta, un grande quadro di Giovanni Tebaldi, raffigurante S. Rocco e gli appestati. Quadro, pare tagliato a metà, e comunque destinato alla chiesa di S. Rocco.




 
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